Gnome nella piscinetta, o meglio, in quella pozza di plastica con venti centimetri di acqua; io che stiro, guardandole dalla finestra e ascoltando le loro urla, perchè finchè sono in grado di gridare, sono vive.
"Mamma, corri, corri, aiuto!"
"Cosa succede?", ovviamente correndo.
"La micrognoma ha aperto la valvola dell'aria e la piscina si sta sgonfiando! Aiuto, esce l'acqua!"
Lei, la piccola peste, mi guardava con occhi da furbetta, mentre io, gocciolante di sudore un po' per la stirella, un po' per lo spavento, un po' perchè stavo gonfiando con la pompa la tinozza plasticosa sotto il sole cocente, cercavo di arginare l'esondazione e spiegare il motivo per cui non lo avrebbe dovuto fare...
venerdì 13 luglio 2012
giovedì 12 luglio 2012
Qualche pezzetto di zia
C'è questa zia, Zia E., che tutte le volte che mi vede si commuove, non so bene il perchè, che non vedo da più di un anno, anche se la distanza in km che ci separa non è poi così tanta, che è sempre stata dolce e cara. Questa zia è sempre stata un po' malata, ma comunque molto presente, molto indaffarata ed energica.
Ieri ho preso con me le gnome e sono andata da lei.
La malattia che la snerva è molto peggiorata, tanto da renderla quasi irriconoscibile: si è rimpicciolita, deformata, invecchiata; persino i suoi biondi, boccolosi e forti capelli la stanno abbandonando. Mi ha fatto molta tenerezza: oltre ad essersi commossa, si prodigava per darci da bere e da mangiare, pur faticando non poco, tanto che l'ho fatta sedere e ho fatto da me.
E' incredibile che brutta faccia abbia il dolore.
Nonostante il male la stia succhiando piano piano, ha una grande voglia di trasferirsi nella sua nuova casa, lo si percepiva dal suo racconto con gli occhi comunque luminosi.
Un grande aiuto lo da lo Zio R. che sdrammatizza dicendomi: "C'è ancora qualche pezzetto di Zia!"
Nonostante tutto, quando ce ne siamo andate, lei era li fuori, in cortile, in piedi per miracolo, a fare ciao con la manina, finchè non siamo sparite dietro l'angolo di casa sua...
Ieri ho preso con me le gnome e sono andata da lei.
La malattia che la snerva è molto peggiorata, tanto da renderla quasi irriconoscibile: si è rimpicciolita, deformata, invecchiata; persino i suoi biondi, boccolosi e forti capelli la stanno abbandonando. Mi ha fatto molta tenerezza: oltre ad essersi commossa, si prodigava per darci da bere e da mangiare, pur faticando non poco, tanto che l'ho fatta sedere e ho fatto da me.
E' incredibile che brutta faccia abbia il dolore.
Nonostante il male la stia succhiando piano piano, ha una grande voglia di trasferirsi nella sua nuova casa, lo si percepiva dal suo racconto con gli occhi comunque luminosi.
Un grande aiuto lo da lo Zio R. che sdrammatizza dicendomi: "C'è ancora qualche pezzetto di Zia!"
Nonostante tutto, quando ce ne siamo andate, lei era li fuori, in cortile, in piedi per miracolo, a fare ciao con la manina, finchè non siamo sparite dietro l'angolo di casa sua...
mercoledì 11 luglio 2012
La lista
Trascinata dall'onda mossa dalla solita mamma , mi accingo ad iniziare una mia lista su alcune cose che sarebbe bello accadessero, spronata dal fatto che lei assicura che avranno una loro evoluzione, prima o poi.
La solita ispiratrice consiglia di buttare giù un elenco di cose che sarebbe bello fare o avere: come potrei esimermi?
Eccola, dunque, la mia top list:
Mi accontenterei dei primi due punti per quest'anno...
La solita ispiratrice consiglia di buttare giù un elenco di cose che sarebbe bello fare o avere: come potrei esimermi?
Eccola, dunque, la mia top list:
- non sarebbe bello se festeggiassi il prossimo anniversario con una cenetta a due con Papozzo?
- non sarebbe bello se riuscissimo a fare i soliti tre/quattro giorni al mare tutti insieme?
- non sarebbe bello se potessi avere più tempo per me stessa?
- non sarebbe bello se le gnome non litigassero incessamente?
- non sarebbe bello se riuscissi ad essere meno urlatrice?
- non sarebbe bello se fossi più sicura di me stessa?
- non sarebbe bello se avessi più tempo per leggere?
- non sarebbe bello se mi ricordassi un po' di più?
Mi accontenterei dei primi due punti per quest'anno...
martedì 10 luglio 2012
Tutte le sere
"Mamma, voglio il bibe!"
"Mamma, voio te..."
"Mamma, mi aiuti?"
"Mamma, ho la pipìììì!"
"Mamma, mi accompagni?"
"Mamma, non trovo le ciabatte..."
"Mamma, leggi!"
"No, raccontaci una storia!"
"Ho sete..."
"No, io vicino teeeee!"
Tutte le sere, prima di addormentarsi, le gnome dicono le stesse frasi.
Tutte le sere, faccio loro presente che ho due sole mani e che esiste anche Papozzo, il quale è dotato di altre due mani, complete di dita, che possono svolgere gli stessi servizi.
Pare, però, che la mamma sia sempre la mamma...
"Mamma, voio te..."
"Mamma, mi aiuti?"
"Mamma, ho la pipìììì!"
"Mamma, mi accompagni?"
"Mamma, non trovo le ciabatte..."
"Mamma, leggi!"
"No, raccontaci una storia!"
"Ho sete..."
"No, io vicino teeeee!"
Tutte le sere, prima di addormentarsi, le gnome dicono le stesse frasi.
Tutte le sere, faccio loro presente che ho due sole mani e che esiste anche Papozzo, il quale è dotato di altre due mani, complete di dita, che possono svolgere gli stessi servizi.
Pare, però, che la mamma sia sempre la mamma...
lunedì 9 luglio 2012
Mi chiedo
Le gnome mi fanno sclerare.
A volte penso che se potessi tornare indietro con una macchina del tempo, forse non lo rifarei, o forse si.
La mia vita è super impegnativa e impegnata, super stancante e faticosa.
Spesso non ho il tempo logistico minimo sindacale per me stessa, nemmeno per una doccia in santa pace.
Ma.
Si, c'è un ma.
La riflessione arriva trascinata come un fiume in piena dalla notizia del bimbo lasciato nella culla della vita a Milano: quali pensieri affollati e contrastanti, disarmanti o forzati, confusi e infelici, può aver avuto la madre, nei momenti precedenti la sua scelta?
A suo tempo, quando scoprii di aspettare la micrognoma, impiegai un bel po' ad accettare la cosa; chi mi conosce sa quanto ho pianto, quanto ho faticato a diventare consapevole della terza pancia e di tutto quello che avrebbe comportato.
Ma (eccolo) io avevo dalla mia parte Papozzo e tutta la mia famiglia.
Quindi sono andata avanti, pur sapendo che non sarebbe stato facile.
Non voglio assolutamente giudicare, solo mi viene spontaneo farmi delle domande.
Mi chiedo in che situazione si trovi una madre che rinuncia al proprio figlio.
Mi chiedo se sia stata una scelta libera e consapevole.
Mi chiedo se sia giusto.
Mi chiedo se non ci siano state altre possibilità.
A volte penso che se potessi tornare indietro con una macchina del tempo, forse non lo rifarei, o forse si.
La mia vita è super impegnativa e impegnata, super stancante e faticosa.
Spesso non ho il tempo logistico minimo sindacale per me stessa, nemmeno per una doccia in santa pace.
Ma.
Si, c'è un ma.
La riflessione arriva trascinata come un fiume in piena dalla notizia del bimbo lasciato nella culla della vita a Milano: quali pensieri affollati e contrastanti, disarmanti o forzati, confusi e infelici, può aver avuto la madre, nei momenti precedenti la sua scelta?
A suo tempo, quando scoprii di aspettare la micrognoma, impiegai un bel po' ad accettare la cosa; chi mi conosce sa quanto ho pianto, quanto ho faticato a diventare consapevole della terza pancia e di tutto quello che avrebbe comportato.
Ma (eccolo) io avevo dalla mia parte Papozzo e tutta la mia famiglia.
Quindi sono andata avanti, pur sapendo che non sarebbe stato facile.
Non voglio assolutamente giudicare, solo mi viene spontaneo farmi delle domande.
Mi chiedo in che situazione si trovi una madre che rinuncia al proprio figlio.
Mi chiedo se sia stata una scelta libera e consapevole.
Mi chiedo se sia giusto.
Mi chiedo se non ci siano state altre possibilità.
sabato 7 luglio 2012
Triste epilogo
Catta non ce l'ha fatta a partorire da sola, ho dovuto mettermi un paio di guanti ed aiutarla.
Nemmeno io, però, ho risolto il problema: Papozzo l'ha messa in una gabbia che usavamo anni fa per portare i cuccioli a fare i vaccini e l'ha portata dal veterinario. Le gnome in attesa, mi chiedevano di telefonare per avere notizie.
Per loro è stata un'esperienza nuova, mi riempivano di domande, a cui non sapevo dare risposte...
"Mamma, ma poi il Papozzo la riporta a casa subito?"
"Ma come fa il veterinario a farle uscire i gattini?"
"E porta a casa i gattini?"
"Dov'è Catta?"
"Ma li porta a casa anche se sono morti?"
Dopo una lunga attesa, Papozzo rientra. Ci guardiamo, scuote la testa.
"Non ce l'ha fatta..."
La gnoma grande inizia a piangere, lei che con la povera creatura aveva stretto un legame forte, lei che la proteggeva dalle angherie della micrognoma, che se la coccolava in braccio anche con 36 gradi all'ombra.
Papozzo si siede in poltrona e, contornato da sei occhi più o meno lucidi, spiega dettagliatamente come è andata.
"Il dottore le ha fatto il cesareo, le ha tagliato la pancia per tirare fuori i micini, che erano tre, ma erano già morti. Poi l'ha ricucita, e ha detto che era andato tutto bene, ma poi lei ha iniziato a non respirare più, e allora le ha fatto il massaggio cardiaco, e delle punture, ma non ce l'ha fatta..."
Poi, rivolto a me:"Sembrava di vedere una puntata di E.R. veterinario... Ha avuto un collasso. C'è rimasto male anche il veterinario; sembrava tutto ok, invece, all'improvviso..."
"Adesso Catta è in cielo, su una nuvoletta..."
Nemmeno io, però, ho risolto il problema: Papozzo l'ha messa in una gabbia che usavamo anni fa per portare i cuccioli a fare i vaccini e l'ha portata dal veterinario. Le gnome in attesa, mi chiedevano di telefonare per avere notizie.
Per loro è stata un'esperienza nuova, mi riempivano di domande, a cui non sapevo dare risposte...
"Mamma, ma poi il Papozzo la riporta a casa subito?"
"Ma come fa il veterinario a farle uscire i gattini?"
"E porta a casa i gattini?"
"Dov'è Catta?"
"Ma li porta a casa anche se sono morti?"
Dopo una lunga attesa, Papozzo rientra. Ci guardiamo, scuote la testa.
"Non ce l'ha fatta..."
La gnoma grande inizia a piangere, lei che con la povera creatura aveva stretto un legame forte, lei che la proteggeva dalle angherie della micrognoma, che se la coccolava in braccio anche con 36 gradi all'ombra.
Papozzo si siede in poltrona e, contornato da sei occhi più o meno lucidi, spiega dettagliatamente come è andata.
"Il dottore le ha fatto il cesareo, le ha tagliato la pancia per tirare fuori i micini, che erano tre, ma erano già morti. Poi l'ha ricucita, e ha detto che era andato tutto bene, ma poi lei ha iniziato a non respirare più, e allora le ha fatto il massaggio cardiaco, e delle punture, ma non ce l'ha fatta..."
Poi, rivolto a me:"Sembrava di vedere una puntata di E.R. veterinario... Ha avuto un collasso. C'è rimasto male anche il veterinario; sembrava tutto ok, invece, all'improvviso..."
"Adesso Catta è in cielo, su una nuvoletta..."
venerdì 6 luglio 2012
Vietato entrare
Catta si aggira miagolando come non ha mai fatto, guardandomi con occhi pieni di terrore e rimanendo a bocca aperta: credo che sia prossima al parto e che, dato che è molto giovane e inesperta abbia paura.
Ora, cara bestiola, provo molta tenerezza per te, ma, anche se ho vissuto questa esperienza per tre volte, non ti posso aiutare, non ho il diploma di ostetrica per gatti, per cui credo che ti dovrai arrangiare, come hanno fatto peraltro tutte le tue colleghe micie che hanno avuto la fortuna di condividere sprazzi di vita con me.
Da stamattina le è severamente vietato entrare in casa, per evitare di trovarsi con un non ben definito numero di batuffoli miagolanti sul divano o, peggio, su qualche letto: l'unico posto che le è consentito per il parto è l'apposito nido che le ho preparato nello scantinato, dotato di ogni comfort che una gatta con pancia apocalittica possa desiderare.
Cerco di tenerla fuori e le gnome mi sgridano.
"Guarda che anche tu stavi male e ti lamentavi quando c'eravamo noi nella tua pancia!"
"E' vero, ma tu come fai a saperlo?"
"Perchè io, da dentro la pancia, sentivo!"
Le gnome sono sempre più preoccupate per lei, specialmente adesso che è sparita da un paio d'ore.
Ora, cara bestiola, provo molta tenerezza per te, ma, anche se ho vissuto questa esperienza per tre volte, non ti posso aiutare, non ho il diploma di ostetrica per gatti, per cui credo che ti dovrai arrangiare, come hanno fatto peraltro tutte le tue colleghe micie che hanno avuto la fortuna di condividere sprazzi di vita con me.
Da stamattina le è severamente vietato entrare in casa, per evitare di trovarsi con un non ben definito numero di batuffoli miagolanti sul divano o, peggio, su qualche letto: l'unico posto che le è consentito per il parto è l'apposito nido che le ho preparato nello scantinato, dotato di ogni comfort che una gatta con pancia apocalittica possa desiderare.
Cerco di tenerla fuori e le gnome mi sgridano.
"Guarda che anche tu stavi male e ti lamentavi quando c'eravamo noi nella tua pancia!"
"E' vero, ma tu come fai a saperlo?"
"Perchè io, da dentro la pancia, sentivo!"
Le gnome sono sempre più preoccupate per lei, specialmente adesso che è sparita da un paio d'ore.
Iscriviti a:
Post (Atom)